CAPOCCE

Giuseppe Capoccetti (1893-1978) viene spedito al fronte a soli tre giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915. Nel nordest impara a fare la guerra di trincea –“guerra di trincea, vita da talpe, giorno e notte in pericolo, il disagio del freddo, della pioggia, della sporcizia”- e riceve nel 1916 la medaglia di bronzo al Valor Militare. In seguito alla disfatta di Caporetto viene fatto prigioniero e trasferito nel campo di concentramento di Meschede, in Germania, raggiunto dopo un’interminabile marcia. “Si camminava sempre – ricorda Capoccetti, – e ormai nemmeno ai lati delle strade c’era più l’erba per noi perché l’avevano mangiata”. Liberato alla fine del 1918 torna a casa e misura l’entità delle proprie disavventure con quelle subite dalla famiglia che aveva perso beni e agiatezza: “Casa,una volta tanto allegra, sembrava deserta e squallida…tutto sembrava distrutto….nulla più esisteva”. Così la vittoria era veramente mutilata , perché erano morte le giovani generazioni e con esse i sogni, le speranze, i progetti. Il racconto di Capoccetti pubblicato per la prima volta nel centesimo anniversario dell’inizio della Grande Guerra, si inserisce di diritto tra i numerosi memoriali di quel periodo. “Lo stile crudo, scarno, a volte impacciato…-scrivono i curatori Spada e Chiaverini nella prefazione – restituisce ancora di più la verità ai fatti. Non c’è evocazione di miti e ideali, non c’è retorica, il Piave non mormora, c’è invece il dolore e l’orrore filtrato in un diario scritto a distanza di molti anni dai fatti narrati”. Capoccetti avrà la forza di costruirsi una nuova vita con una numerosa famiglia e anche il modo di rimanere coerente al vecchio ideale socialista impegnandosi nel sindacato.

TE04_CopCapoccetti_base666pxL’irto sentiero

16,00

9788896551127
L’irto sentiero, ovvero le mie memorie
Giuseppe Capoccetti
14 x 21 cm – 256 pp.