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Nelle notti riflesse delle anime incendiate

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Nelle notti riflesse delle anime incendiate
Antonio Tentori Montalto

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Un’autobiografia febbrile vibra sottesa a ciascuno dei frammenti ai quali Tentori affida il proprio (eventuale) autoritratto, ma il suo è un autobiografismo sempre velato o addirittura tacitato nei suoi termini aneddotici, che perciò non raggiungono il lettore. Così verifichiamo in esercizio l’ossimoro di una sfrontatezza vestita di pudore; l’esplicito è relegato unicamente nelle due liriche proemiali, dove Antonio professa dedizione ai genitori: il poeta Francesco, del quale fui lungamente e sinceramente amico io stesso, e Vilna, che pure conobbi di persona restando colpito dalla sua contagiosa dolcezza. Non so se la tersa costanza endecasillabica della lirica di Francesco potrebbe trovarsi in una solidarietà ‘compatibile’ con Antonio, dove ad esempio – segmentando e distillando alla maniera del primo Ungaretti – lui dice: «sono uno/ che ancora/ tra le stelle/ si perde…»; ma credo che l’autenticità della confessione, fin dall’epoca testimoniata in Finestra sulla notte, sì, lo persuaderebbe ancora oggi («e non ho mai scritto poesie/ che non fossero/ brandelli lacerati dell’anima/ grida inascoltate/ confuse nel vento della notte…»); oggi che il figlio un endecasillabo perfetto riesce a isolarlo e ad inviarglielo: «con gli occhi chiusi aperti su di te».

 

(dalla prefazione di Silvio Ramat)