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I Discorsi Politici

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I Discorsi Politici
Patrice Lumumba

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“Umiliazione è una parola poco impiegata – scrive Paolo Sannella nell’Introduzione – allorché si cerca di analizzare le vicende storiche. Eppure credo che si commetterebbe un grave errore di prospettiva se questo fattore fosse trascurato allorché si parla di colonizzazione in Africa e dei movimenti di resistenza […] Del periodo coloniale, dei suoi fatti e misfatti, si è molto scritto, parlato e discusso. Condannato senza riserve dai più, viene difeso da parte di chi vede in esso uno strumento per rendere effettiva la trasmissione dei modelli di sapere e di organizzazione sociale. Nessuno però nega che il sistema politico coloniale era basato sulla dominazione e sull’esercizio della violenza degli uni sugli altri. Il colonizzatore […] aveva il diritto di imporre il proprio modello culturale sostituendosi o emarginando quelli locali di cui si denigravano o negavano valori e qualità […] Alle culture e tradizioni dell’Africa, ai popoli vinti dell’Africa si nega ogni riconoscimento, ogni virtù, ogni rispetto consentendo solo ad alcuni la possibilità di farsi assimilare dalla cultura dei vincitori dimenticando ed annientando sé stessi. Sembrava addirittura lecito e corretto chiedersi se l’uomo africano avesse un’anima e se quindi esistessero limiti al suo sfruttamento ed alla dominazione”. Lumumba ha tutto questo nel suo passato di giovane intellettuale nero figlio di quel Rapporto sul Congo che Roger Casement redasse nel 1903 denunciando l’orrore dello sfruttamento coloniale. “Questa è la profonda radice della sua rivolta, di quell’amore fatto di compassione e di orgoglio ferito per il suo popolo, per i suoi fratelli e per gli antenati che hanno tanto sofferto”. L’essenza del suo messaggio e della sua eredità – conclude Sannella – va al di là del suo essere congolese, africano e nero. “Lumumba è il grande, luminoso campione che rivendica la dignità degli oppressi, il loro diritto a vivere senza il giogo dei potenti”. Lumumba nel suo grande discorso dell’indipendenza il 30 giugno del 1960 ricordando la lotta des larmes, de feu et de sang (“di lacrime, fuoco e sangue”) del suo popolo per la libertà dice: “fu una lotta giusta, una lotta indispensabile per porre fine all’umiliante schiavitù che ci è stata imposta con la forza”.